Video del No Cav. day | Delusi da Veltroni, arrabbiati in piazza
giovedì 10 luglio 2008 di exeo
«Io non sono moralista, ma...». «Ma». E da quel «ma» a piazza Navona si scatena il delirio.
Il pubblico ride applaude e bofonchia. Qualcuno si arrabbia. Sabina Guzzanti indossa la faccia da Cattivik e parte per un numero dei suoi. Parla a «quei quattro gatti a cui non piace la cultura del gallismo del premier».
Spara su Berlusconi e il papa. Esplicita, recita dal microfono i gossip del momento, li ha letti sul Clarin argentino, mica su un giornale italiano. «Non mi interessa la vita sessuale di Berlusconi». Ma. «Ma non può diventare ministro delle Pari opportunità una persona che ha fatto un pompino al presidente del consiglio». Mara Carfagna in serata annuncia querela.
Dietro il palco, seduti in tondo, ci sono Flores d’Arcais, Travaglio e Pancho Pardi e ridacchiano. Il backstage pullula di vip e dintorni, molta ex sinistra arcobaleno, Giorgio Cremaschi della Fiom, la triade Colombo-Padellaro-De Gregorio, un ex, un in e la futura direttrice dell’Unità, Conchita. Girotondini di varie generazioni.
Nel frattempo Guzzanti è passata a Ratzinger, satiraccia sulle posizioni omofobiche del Vaticano. «Tra 20 anni sarà morto e andrà a stare all’inferno tormentato da due diavoli». Ma. «Ma sono due frocioni attivissimi». Il cielo non si apre, si apre il backstage. Di Pietro ha la faccia nera. Chiede al presentatore (un giovane ex veltroniano, Mattia Stella) di farla smettere. Poi convoca i giornalisti e si dissocia da parole «ingiuste, ingiustificate e fuori luogo».
Furio Colombo è scuro in volto da molto prima: da quando Beppe Grillo, in collegamento telefonico, se l’è presa con Napolitano, non è la prima volta che fa questo numero, la piazza applaude, ma senza grande convinzione.
E dire che fino a quel momento, era andato tutto bene. Quasi benone. Piazza Navona trabocca fino alla fontana del Nettuno. Oltre, la folla un po’ si dirada e si confonde con i turisti, c’è un maxischermo che ripete le immagini sul palco, a vantaggio dei ritrattisti che come ogni giorno mettono insieme il pranzo con la cena.
Per dire che non ci dovevano essere bandiere di partito, non c’è un dipietrista che non ne sventola una col nome e cognome del leader, le distribuiscono gratis al gazebo. Sotto il palco un enorme striscione dell’Idv di Montenero di Bisaccia gratifica il suo beneamato.
Poi ci sono le bandiere di Rifondazione (ma solo l’osservanza ferreriana), quelle dei comunisti italiani, quelle del Pcdl di Marco Ferrando, di Sinistra Critica, una rossissima dei marxisti leninisti. Una dell’Italia, sventolata da un gruppo di ragazzi veneti.
In mezzo le magliette contro il Caimano, quelle «io voglio pagare l’Ici», «la legge è uguale per tutti meno uno». Un’esplosione di cartelli a pennarello. Due bandiere del Pd, vessilli di fedeli in terra sconsacrata, le hanno portate due innocenti diciottenni di Brescia. Poi quelle verdi dell’Ulivo: c’è un piccolo settore della piazza, un manipolo di composti cittadini eredi dell’associazione che fu fondata dallo storico Pietro Scoppola.
La piazza è composta in stragrande parte maggioranza da Pd, votanti Pd e delusi Pd. Persino il palco: inizia Paolo Flores d’Arcais, che per i democratici ha fatto l’appello al voto, attacca il suo intervento elencando la quarantina di reati per i quali verranno sospesi i processi. «La norma sospendi-processi non sarà accantonata ma come spiega Cicchitto, tessera P2, il governo vuole infliggere al paese un uno-due per mettere al tappeto la Costituzione».
«Vogliono l’impunità totale per i criminali di ogni tipo per salvare i criminali del governo e i loro amici». Quelli che intervengono stanno attenti a non calcare la mano contro l’assenza del Pd. Rita Borsellino al telefono, («Chi ci rappresenta deve fare un’opposizione forte, tenace, vera contro un governo che fa scelte pericolose mettendo in crisi la democrazia»), Pancho Pardi, ex leader girotondino ora senatore Idv («Da qui deve partire una nuova battaglia culturale per evitare che chi ha sfregiato la Costituzione non ne diventi, tra qualche anno, il custode»).
Persino Antonio Di Pietro, il mattatore, si tiene basso su Veltroni e arringa contro il lodo Alfano «sarebbe stato molto meglio fare una legge che impediva a Berlusconi di essere processato nel procedimento Mills fino alla fine del suo mandato».
Applauditissimo Moni Ovadia, Andrea Camilleri legge una delle sue «poesie incivili», a sorpresa arriva Fiorella Mannoia e spiega «stamattina mi sono svegliata e ho pensato: non posso aspettare ottobre perché le cose stanno accadendo adesso e adesso dobbiamo manifestare il dissenso». Fin qui tutto bene, dunque, l’attesa polemica contro Veltroni resta al minimo sindacale, niente contro il presidente Napolitano.
Ma nel gran finale, il palco è un crescendo rossiniano.
Il giornalista Marco Travaglio: Berlusconi ha un governo «ridicolo», il ministro della giustizia Alfano «ha il record di aver presentato in un mese cinque leggi incostituzionali». E la sinistra «si è data il compito di risuscitare ogni volta Berlusconi, anche quando appariva politicamente morto».
Grillo ne ha per tutti, ma soprattutto per Veltroni: «Topo Gigio in tre mesi ha fatto cadere il governo Prodi, ha perso Roma e ha disintegrato i partiti della sinistra. E’ il più grande alleato dello psiconano».
E per Napolitano: «Un Morfeo che sonnecchia» e poi «firma un provvedimento per la banda dei quattro». Per fortuna se la prende anche con Berlusconi, per fortuna: «In qualsiasi paese del mondo, se un aspirante presidente del Consiglio avesse chiamato per vendere la figa in leasing per far cadere il governo, sarebbe stato un colpo di Stato».
Poi tocca a Sabina Guzzanti, con le reazioni che abbiamo visto. Lei anche ne ha per il Pd: «Perché si deve appoggiare la norma sulle intercettazioni? Vogliono rifare le scalate alle banche perché gli stanno bene i Consorte e i Fiorani che si mettono in tasca i soldi delle vecchiette».
Le agenzie parlano di turpiloquio, le dissociazioni si sprecano.
Era quello che gli organizzatori non volevano, infiocchettare un regalo a Berlusconi, scattare la foto di famiglia di un’opposizione divisa e rissosa.
In realtà è una folla disorientata. Alla fine Furio Colombo dal palco dice che se non fosse stato per parlare dei rom se ne sarebbe andato, tale era l’indignazione per le parole di Grillo. E chiama «la solidarietà con Napolitano». Scoppia un lungo applauso. Di Pietro lo affianca e incita la folla. Applausi, applausi scroscianti. Ma sono gli stessi precedenti, da qui ce n’è per tutti. Per il capo dello stato ma anche per Grillo.
di Daniela Preziosi Fonte: il manifesto
I Video
Moni Ovadia
Andrea Camilleri
Paolo Flores D’arcais
Marco Travaglio
Di Pietro
Beppe Grillo
1
2
Sabina Guzzanti
1
2
exeo
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