BACHIS FRAU, L’OPERAIO CHE AVEVA DUE ANIME
E’ in corso di stampa un bel romanzo sull’emigrazione: BACHIS FRAU EMIGRATO.
Si tratta di un romanzo di Vitale Scanu, emigrato in Svizzera per trent’anni, dove ha lavorato nella redazione del quotidiano "Giornale del Popolo" di Lugano e dove ha avuto modo di seguire le vicende dell’emigrazione. Il libro è attualmente in stampa (sarà venduto a 15 euro, con forti sconti per quantitativi).
Descrive un viaggio affascinante nel mondo dell’emigrazione, al cuore dell’emigrazione e intende evidenziare l’affetto irriducibile che un emigrato sardo nutre per la propria terra (che lo ha formato spiritualmente e intellettualmente) e nel contempo l’esito positivo di un arricchimento della propria identità immersa in un contesto sociale diverso. Parla di un giovane che, da un villaggio sperduto nella Sardegna centrale più profonda, Bànnari (oggi Villa Verde), assillato dalla povertà, nel periodo del secondo dopoguerra, mette in valigia i suoi sogni e la sua gioventù e affronta l’avventura dell’emigrazione.
Per circa quattro decenni svolge il suo lavoro nelle acciaierie della Monteforno-Von Roll nel Ticino. Sposa una ragazza del suo paese e insieme formano la loro famiglia in Svizzera. Raggiunta l’età pensionabile, ritorna al paese d’origine e si fa promotore, assieme al figlio "svizzero" Andrea (laureatosi in paleoantropologia all’università di Ginevra), di un innovativo progetto turistico.
Le migrazioni si possono considerare come uno dei media più efficaci mediante i quali persone, mondi estranei e modelli di vita diversi vengono in contatto e, come tra due vasi comunicanti, si attiva un travaso con cui vengono condivisi usi, costumi, mentalità; si influenzano e pervadono tra loro e, alla fine di una lunga frequentazione, emergono persone nuove arricchite di un surplus professionale, spirituale, sociale, intellettuale, con un modo diverso di rapportarsi alla realtà.
Innegabilmente, i nostri emigrati alla fine della loro esperienza lavorativa all’estero, si ritrovano un po’ svizzeri, un po’ francesi, un po’ australiani... Con un paragone. Se io ho un euro e tu hai un euro e ce lo scambiamo, alla fine restiamo con un euro ciascuno. Ma se io ho un’idea e tu ne hai un’altra, e ce la scambiamo, alla fine restiamo con due idee ciascuno. Come ritrovarsi con due anime, due identità: la prima rappresentata dalle radici della propria identità nativa; la seconda dagli elementi acquisiti nella comunità ospitante.
Bachis Frau rappresenta uno, dieci, cento emigrati che, mettendo a frutto le buone qualità naturali, oltre che imbottigliare preziose conoscenze professionali riesce nel contempo a salvare ostinatamente la sua identità di Sardo e, intelligentemente, tesaurizza anche le novità e i valori offertigli dall’ambiente per lui sconosciuto dove si è trovato a operare: valori positivi, modelli nuovi di vita, mentalità diverse. Ha conservato quella nativa irrinunciabile sarda e ha acquisito quella validissima del paese che lo ha ospitato e formato.
Dopo tanti anni di emigrazione, Bachis ritorna al suo paese e, quasi in attuazione di quelle parole programmatiche di Gramsci: "Occorre violentemente portare l’attenzione sul presente così com’è, se si vuole trasformarlo. Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà", con la collaborazione del figlio Andrea , si dedica anima e corpo a seminare nel territorio la sua multiforme esperienza nell’emigrazione e riesce a innescare un processo di sviluppo sociale che si radica nella zona, diventando un esperimento esemplare.
"Bachis Frau emigrato" è in fondo un canto all’identità sarda, all’emigrazione, al lavoro, alla speranza per un tempo futuro; è come un sogno fatto ad occhi aperti, come una pagina scritta domani.
(Per ordinazioni: Edit. Marwan - laura.zosi@tin.it)
exeo
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