Vitale Scanu - LETTERA APERTA ALL’ON. RENATO SORU

Il problema della scomparsa del Messaggero Sardo

giovedì 20 settembre 2007 di vitale scanu

Vitale Scanu - LETTERA APERTA ALL’ON. RENATO SORU

Onorevole Soru, siamo in prossimità di una sfida elettorale che per lei e la sua équipe rappresenta una tappa significativa. Vorrei profittare dell’occasione per sottoporle un problema, che è condiviso, a quanto ne so, anche dagli altri emigrati sardi: la questione della scomparsa del Messaggero Sardo, l’unico attesissimo periodico che raggiungeva migliaia di famiglie sarde in ogni parte del mondo.

Permittad’unu fueddu. Io sono nessuno. Sono semplicemente un numero x tra le centinaia di migliaia di nostri corregionali emigrati per lavoro, visto che la nostra isola non ha (o non sono capaci di sfruttarle) le risorse sufficienti per i suoi abitanti. Per trent’anni ho lavorato nel giornalismo e in un archivio storico a Lugano. Ora sono pensionato (La mia pensione, in un anno, non raggiunge quello che uno qualsiasi dei suoi colleghi politici guadagna in un mese). Sono uno dei tanti sardi, insomma, che, per resistere, si è dovuto confrontare con innumerevoli situazioni di disagio, tirando fuori il meglio della propria identità sarda (onestà, rispetto, serietà negli impegni presi, laboriosità, ingegnosità…), misurandosi ogni giorno con persone e ambienti sconosciuti.
E ci sappiamo fare onore, noi sardi all’estero, glielo assicuro… Un onore che è un ottimo ritorno di immagine per la nostra terra. Pensi se in Italia e all’estero, della Sardegna arrivassero solo i vapori disgustosi che emanano dalla caldera del parlamento regionale, con le sue eterne inconcludenti rissosità, e non si conoscessero i nostri “ambasciatori” emigrati. Che spettacolo ridicolo sarebbe.

Nel “Piano triennale di interventi” della Regione per gli emigrati 2005-2007 da lei parafato si parla di tante cose belle. Che “la Regione Sardegna intende cogliere e valorizzare le capacità propositive e l’enorme patrimonio rappresentato dagli emigrati”…
Che “a un Comitato di Garanti verrà affidato il compito di definire un nuovo progetto editoriale del Messaggero Sardo, capace di rispondere meglio alle esigenze attuali”...
Che “particolare attenzione sarà riservata ai progetti che promuovono la Sardegna all’estero”...
Che “parte di questi interventi sono contemplati dalla legge regionale sulla lingua e la cultura sarda n. 26 del 1998”…
A diverse riprese lei personalmente ha avuto modo di elogiare il lavoro e la presenza all’estero degli emigrati, insostituibili messaggeri di sardità nel mondo. Pure i suoi cari onorevoli si fanno arroventare spesso la lingua a forza di bellissime parole nei nostri riguardi.

On. Soru, che ne è stato di tutto questo?
Ora leggo nella stampa della colata di milioni di denaro pubblico piovuta addosso ai giornali nazionali. Al Corriere della Sera 23.507.613, all’Unità 6.500.000, all’Eco di Bergamo 1.091.042, all’Osservatore Romano 361.949, all’Unione Sarda 465.060…, eccetera eccetera. C’è perfino un giornale americano, l’Herald Tribune con 72.922 euro (!!). Nel fatto che il Corrierone riceva più di 23 milioni, l’Herald Tribune quasi 73mila euro… e il Messaggero Sardo - col suo dichiarato scopo sociale no profit di informazione e collegamento tra gli emigrati - debba soccombere per mancanza di sostegno da parte della Regione, c’è qualcosa che non quadra. Anche un cieco lo vede. Non è che questo insostituibile periodico sia stato ancora una volta snobbato, vittima del solito menefreghismo, neghittosità (traduci: mandronìa) e mancanza di interesse del governo regionale?

Uno strumento prezioso, perché era il nostro luogo d’incontro, il nostro salotto buono, dove si parlava di cultura sarda, di poesia in limba, di progetti e di idee, di valori identitari, di unione, di amore alla nostra amata madrepatria la Sardegna, di tutto. Era l’unica voce che ci arrivava dalla Sardegna. Difficile dirle l’importanza che aveva per gli emigrati il Messaggero Sardo. Ora non c’è più. Perché?

Le scrivo appunto per chiederle solo questo: disporre il ripristino del Messaggero Sardo per gli emigrati, dimostrando con i fatti che le tante parole politiche erano vere. Altrimenti, lei e il suo governo, le belle parole riportatevele indietro. Ci fanno male. Non ci servono. Fateci vedere, politici sardi, una volta almeno uniti, quanto valgono le vostre parole. Uscite dalla lotta continua, dalla litigiosità permanente e realizzate questo progetto straordinario, ripristinando con impegno vero il periodico degli emigrati. Non organizzate solo tavoli e tavolini, incontri e meeting e seminari con parlate infinite. Altrimenti dobbiamo dar ragione alla cosiddetta legge di Hendrickson: “Se un problema causa molte riunioni, alla fine le riunioni diventano più visibili e importanti del problema stesso”.

Di progetti, gli emigrati ne avrebbero tanti. Il progetto Asuni, il progetto “inventario” dei sardi all’estero, il progetto Messaggero Sardo, il progetto parco culturale monte Arci (idea di cui parlo nel mio romanzo etnico “Tharsis” e nell’altro “Bachis Frau emigrato” di prossima stampa)... Non sono le idee che scarseggiano. Mancano l’impegno e la volontà politica degli amministratori. Infatti, perché un giorno sì e l’altro pure la stampa ci dà notizia di sovvenzioni europee di milioni, revocate perché non vengono presentati progetti decenti? E i progetti validi perché non sono supportati con vigore dalla Regione? Questo è troppo avvilente per noi sardi all’estero.

On. Soru, le faccio una proposta (non rida): assumere come nuovo impiegato nell’organico della Regione il Messaggero Sardo. Questo sì, sarebbe un lavoratore che rende quello che guadagna! “La Regione Sardegna, constatata l’efficienza, l’aspettativa di cui gode, la diffusione a livello globale del periodico per gli emigrati Il Messaggero Sardo, lo assume in pianta stabile come suo ambasciatore permanente nel mondo (stipendio normale 20.000 euro al mese), per essere messaggero di cultura sarda, di unione, di notizie, di poesia, di collegamento, dei valori dell’identità sarda, di amore alla madrepatria la Sardegna”. Che ne dice? D’un colpo, darebbe soddisfazione a circa seicentomila sardi emigrati. Che forse potrebbero significare anche altrettanti voti per il governo della Sardegna.

Cordiali saluti Vitale Scanu
Chi volesse condividere e appoggiare la proposta può scrivere all’on. Renato Soru (soru@tiscali.it)