Uno sguardo "di stagione" sul mondo della scuola

Vitale Scanu - Scuola: la tempesta dopo la quiete

La scuola è notoriamente uno dei punti più sensibili della società italiana.

domenica 9 settembre 2007 di vitale scanu

Millettu- Meditando- particolare- olio su tela Passate le quieti vacanziere, eccoci di nuovo al copione già conosciuto e collaudato: in casa le preoccupazioni dei genitori (che già si sono scannati per comprare tutto il materiale necessario: libri, dizionari, cartoleria varia…), le vie che si rianimano di gioventù, i cortili delle scuole di nuovo vivaci ed effervescenti, i docenti preoccupati o col sorriso da un orecchio all’altro ai portoni della scuola, le mamme in mezzo al bailamme che fanno le ultime raccomandazioni affettuose controllando gli zainetti.

Zainetti davvero pesanti, quest’anno come non mai; ancor più dei libri, sono gravati di tante preoccupazioni. Sono carichi, più che del peso materiale dei dizionari, delle inquietudini per la scuola, diventata produttrice di molte ansie. Ansie economiche (una scuola che sta diventando roba per ricchi o per chi se la può permettere), ansie per l’istituzione, ansie per i docenti.

La scuola è, con il lavoro, uno dei punti più sensibili della società italiana. - Una scuola-progetto educativo che diventa traghettatrice del concetto riduttivo che uno studente vale solo se ottiene determinati risultati, se produce. Da qui l’angoscia per lo studente: andrai bene nella vita se otterrai i migliori risultati a scuola; i cattivi voti ti escluderanno da quel modello corrente di vita con cui ti dovrai confrontare domani: produrre e ancora produrre. Ma è valida questa equazione?

La realtà (e l’inconscio convincimento dei genitori) dice che non è così, perché constatiamo che sono di più le persone che si arrabattano e conseguono risultati anche senza essere cervelli di prima scelta. C’è pertanto il pericolo di costruire una scuola come meccanismo di competizione che mira a investire solo sugli allievi che dimostrano di poter seguire (in una scuola troppo dispendiosa), lasciando alla deriva quelli che stentano di più. Quanti cittadini eccellenti vengono persi lungo il cammino scolastico nelle pieghe della povertà o per insufficienze educative.

Si corre il rischio, come diceva icasticamente don Milani, di creare una scuola che è come un ospedale per curare i sani (e mandare avanti i ricchi) ma trascura i malati (e quelli che non possono permettersi il lusso dell’istruzione). - Allora, voto sì o voto no? E’ giusto dare un voto, certo che è giusto. Perché al ragazzo si deve chiedere, e anche tanto, per dargli la giusta misura di sé, per fargli capire che può essere competitivo come tutti gli altri, che può dare di più. Ma non caricando un voto aritmetico con un giudizio globale sulla persona dello studente, che non può essere misurato solo con un numero; non equiparando un tre in matematica al valore della persona che lo riceve.

E’ qui che si cala il vero valore del “maestro”, che dev’essere colui che accompagna, che va insieme allo studente, verso una determinata meta. Guai se un insegnante fa passare il messaggio che lo studente vale unicamente per i buoni risultati ottenuti a scuola. “Non scholae sed vitae discimus”, diceva già il buon Seneca (Epist., 106). Si impara per la vita non per la scuola. La scuola è per tutta la persona, non solo per la mente. Insegnare non è esclusivamente trasmettere nozioni. Per far questo oggi esistono anche i media, internet, che lo fanno egregiamente.

Non trasmettere valori: questo è il pericolo principale della scuola istituzione. - E’ una questione di passione per l’insegnamento e di passione per l’alunno. Se un prof conosce alla perfezione la propria materia, ma non ha la "passione" di trasmettere la sua scienza, nessuno usufruirà delle sue conoscenze. Il vero insegnamento non è sedersi in cattedra a far lezione, ma appassionarsi ai ragazzi e coinvolgerli nel sapere. Non è semplicemente valutare con un voto, ma cercar di stimolare, di tirar fuori il buono che c’è in ognuno, anche con risultati deludenti.

Assieme alle conoscenze tecniche, deve viaggiare l’insegnamento dei valori umani. Naturalmente, quest’ordine di pensieri ci porta a fare i conti con noi stessi docenti. Come maestro quali valori per la vita posso trasmettere? Sono un maestro vero? - Purtroppo, a giudizio delle statistiche e dei riscontri anche internazionali, il saldo tra prezzo e qualità della scuola italiana (ricchezza didattica, trasmissione di valori) è ampiamente negativo. Conseguenza: una dispersione scolastica micidiale, originata dalla convinzione di avere una scuola svogliata, poco motivata, che non prepara adeguatamente.

Il fatto che una media del 20,6% di studenti (secondo le ultime statistiche) lasci la scuola senza un diploma e senza una qualifica, parla di una scuola poco convincente, troppo dispendiosa e poco redditiva per il futuro, un futuro che verrà di conseguenza affrontato da semianalfabeti allo sbaraglio, senza preparazioni specifiche. E oggi, senza competenze specifiche non c’è né lavoro né progresso. - Anche i genitori possono contribuire a creare ansia nei figli in riferimento alle prestazioni scolastiche.

Avete notato le facce dei genitori che assistono a una partita di pallone o a un saggio musicale del proprio rampollo? Sono come transumanati. Stanno sognando di vedere un giorno un altro Del Piero o un redivivo Paganini. Quando i genitori programmano in forma maniacale il progresso scolastico del figlio in funzione del solo voto, in realtà lo caricano unicamente di ansia, di stress, di frustrazioni e di cocenti delusioni. Non funziona un “progetto totale” dell’insegnante in disaccordo con un “progetto solo voto” dei genitori. O viceversa.

Devono essere progetti ugualmente condivisi e condotti avanti con convinzione. - Purtroppo esistono anche realtà scolastiche di tale degrado, specialmente in qualche zona di città (dove bisogna ricominciare daccapo con l’abc dell’educazione civica), che davvero fanno tremare qualsiasi insegnante. Sono situazioni estreme che richiedono impegno e interventi straordinari di tempi lunghi da parte delle autorità, che non possono esimersi da interventi radicali.

In certe scuole occorre una bonifica totale perché chi ha voglia di impegnarsi nella scuola, ha il diritto di non essere ostaggio di insegnanti fannulloni o della maleducazione dei compagni, perdendo tempo, denaro e soprattutto l’acquisizione di quei fondamenti basilari che daranno l’imprinting per la vita. - Se poi gettiamo uno sguardo al mondo dei docenti, per enumerare le ansie e le angosce non basterebbero giornali.Tutti conosciamo i luoghi comuni sulla scuola: gli impiegati con le ferie più lunghe (tre e più mesi), scuola come luogo dei facili congedi, delle interruzioni, dei ponti, delle malattie “strategiche” avallate da medici compiacenti (che magari hanno i figli in quella scuola)…

Ma esiste anche il rovescio della medaglia: governi che danno alla scuola un’attenzione puramente teorica pretendendo il massimo; istanze non ascoltate (promesse di forum fasulli aperti a tutti gli insegnanti e mai effettuati); una quantità di giovani insegnanti disponibili e mai convocati; professori anziani che vorrebbero lasciare e non sanno come; precari senza stipendio estivo; insegnanti di ruolo che devono fare i salti mortali per racimolare uno stipendio sufficiente;nomine che arrivano dieci giorni prima dell’inizio dell’anno (mentre dovrebbero essere notificate ai primi di maggio) che non lasciano spazio per organizzarsi, per conoscere la scuola di destinazione, per studiare o per adeguarsi con il mezzo di trasporto, se non lo possiedono in proprio; preferenze richieste dai moduli ministeriali e non tenute nella minima considerazione; errori madornali nelle classi di concorso…

Di fronte a questa caldera incredibile, ce n’è abbastanza per considerare la scuola fonte di ansie e di sconforto. Non fa meraviglia che la scuola italiana nelle classifiche internazionali figuri tra le ultime.