Marina Anedda - Carne Scialare

Altri hanno già scritto e decritto il carnevale cagliaritano, nella fattispecie quello Stampacino. In questo caso l’occhio di Marina Anedda coglie gli attimi iniziali, quelli in cui le maschere rinascono, "ri-colorandosi", descrivendole magistralmente attraverso la ricerca dei volti, degli sguardi, delle espressioni. Mai uguali a sè stesse, le maschere diventano occasione di trasfigurazione dell’individuo, di rovesciamento temporale del sè e dell’ordine precario delle cose rivisitando, svelando, descrivendo.

Ma queste immagini al tempo stesso "congelano" i preparativi dell’ultimo, in tutti i sensi, carnevale della GIOC, quello organizzato nei locali antichi e scuri della Chiesa di Santa Restituta a Cagliari che per l’occasione, beninteso, sembra assumere le fattezze di un boudoir di travestiti emblematicamente "sacralizzato" dai continui rimandi dell’iconografia del luogo, ampliando ironicamente, tra altari, santi e crocifissi, l’aspetto provocatorio e liberatorio del Carnevale e la sua intima essenza dissacrante.

Queste fotografie sono state esposte al pubblico al Centro Comunale d’Arte e Cultura EXMA’ di Cagliari nel 2004.

venerdì 10 agosto 2007 di exeo

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