in soru...
lunedì 14 maggio 2007 di exeo
Il Sig. xxxxxxx ha scritto: Alla cortese attenzione del Signor Soru e alla sinistra isolana paladina e tutrice dei deboli??
Tassa sul lusso per gli emigrati:
Che fortuna essere emigrato... che lusso! Noi si che viviamo in una condizione di benessere industrial padano e non come quei poveretti che risiedono a Cagliari tutto l’anno e sono costretti a godersi la loro villa al mare tutto l’anno (magari a Villasimius), a fare pausa pranzo al poetto, che noia!! (non sto parlando dei poveracci ma dei tantissimi ricchi di Sardegna Lei compreso)
Gli emigrati ringraziano!...e si organizzano.
E’ facile giocare a fare il comunista con i soldi degli altri sopratutto quando si è milionari come Lei Soru .
Mi dispiace... che io e Lei e tutti voi siamo sardi, perche sono obbligato a considerarvi miei conterranei mio malgrado.
email firmata.
Ciò detto, comprendendo appieno la sua delusione per le misure impopolari e controproducenti adottate dall’attuale Giunta Regionale Sarda, concordo con lei quando sottintende che quelle modifiche colpiscono significativamente solo gli emigrati sardi.
E’ in atto, nell’attuale panorama politico sardo, un’involuzione autolesionista e pericolosa... Alcune delle scelte della Regione Sardegna, basti ricordare la tentata svendita dei siti geo-minerari o l’istituzione delle nuove provincie, utili solo alla moltiplicazione dei pani, dei pesci e dei relativi stipendi, a cui ha attivamente partecipato anche la sedicente sinistra isolana, la quale (ammesso e non concesso che esista...) oramai sembra essere paladina solo dei propri tornaconti economici e clientelari, esattamente come le precedenti giunte clericali, massoniche e bottegaie di centrodestra, in onore di una "continuità" sinistramente paradossale... che però sembra proprio non saper reggere il colpo alle reazioni dovute agli interessi che, non so quanto volutamente, e ciò è ancor piu preoccupante, ha messo in discussione.
Tuttavia è bene evidenziare che l’estensione della "tassa sul lusso" agli emigrati sardi è "anche" dovuta al ricorso intentato dallo Stato Italiano e dalla Comunità Europea contro le misure, LEGITTIME e GIUSTE, adottate a suo tempo dalla Regione Sarda, misure da cui gli emigrati erano esclusi.
Ma ciò che stupisce maggiormente è lo stravolgimento dei provvedimenti adottati, - che ebbero buona presa nell’immaginario collettivo dei tanti sardi esclusi - perchè almeno apparentemente andavano nella direzione di ridimensionare il saccheggio dell’isola, perpetuato da chi utilizza le risorse della Sardegna e non lascia all’economia isolana nemmeno le briciole degli utili prodotti.
Quelle misure in origine erano dirette a ricordare ai privilegiati, coloro che abitualmente scorazzano a bordo di astronavi nautiche in lungo e in largo lungo le coste o che folleggiano nei locali della Costa Smeralda, - spendendo in poche ore quello che io e lei insieme, molto ottimisticamente, guadagnamo in un decennio - che la Sardegna non è il FarWest fiscale dell’italia. Oggi sono invece utilizzate per creare enormi difficoltà ai sardi stessi e a chiunque si fosse illuso che volendo l’isola poteva essere, in qualche modo, protagonista del proprio futuro.
Occorreva saper fare i conti, però, con chi comanda davvero e persegue l’obiettivo di ridimensionarne significativamente ogni presunta pretesa autonomista e identitaria insita o sottintesa nei provvedimenti fiscali adottati, in quanto pericolosi per gli interessi economici e politici di una elite ristretta di padroni e baroni del 21° secolo...
Ciò che resta è invece questa giunta regionale inconcludente e velleitaria, divisa, confusa e insicura, e alla luce degli ultimi avvenimenti anche incapace. Le misure adottate, che lo Stato Italiano e le lobby delle Commissioni Europee contestano facilmente nella sostanza, sono state ritorte contro una parte consistente dei sardi, quasi la metà per l’esattezza, cioè gli emigrati, e questo sì che è davvero pazzesco...
Purtroppo la debolezza dell’isola, e della sua gente, emigrata o meno che sia, è utilizzata sapientemente, ieri come oggi, per perpetuarne la sudditanza, culturale e politica ancorchè economica, con la complicita di una classe dirigente inesistente.
A mio avviso troppi, fingendo di non sapere, urlano il proprio sdegno contro una sola parte, dimenticando i ministri e sottosegretari, talvolta sardi, sig! che impongono aut-aut che la debole e paurosa classe dirigente ha immediatamente accettato, e questo è forse il limite più grande delle classi dirigenti Sarde di sempre: il non avere il coraggio delle proprie azioni, il non saper prevenire e valutare le eventuali conseguenze di quel poco che ogni tanto, di sfuggita, attua.
Sarebbe bastato rispondere a tono ai "rilievi di incostituzionalità" provenienti da Roma e dalla U.E. delle lobby economiche, contestandoli nel merito, e a quel punto la palla sarebbe tornata al centro, senza danneggiare gli emigrati, fino ad allora sostanzialmente consenzienti...
Quindi, a questo punto, è auspicabile che utilizzando quel poco di buon senso residuo, questi amministratori kafkiani facciano rapidamene marcia indietro... individuando altre strade legislative e fiscali per attuare ciò che tutto sommato è una scelta coerente con i valori di equità e giustizia sociale, ma che proprio per questi stessi motivi non puo essere fatta pagare alla parte piu debole dei sardi, gli emigrati.
Dopodichè, insieme ai colleghi dell’opposizione, ritornino rapidamente alle precedenti occupazioni, non c’è nulla di male nel lavoro manuale.
exeo
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