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Archeologia del territorio di Isili

sabato 26 gennaio 2008 di giovanna casapollo

Ubicato, dunque, nel cuore del Sarcidano, distretto della Sardegna centro-meridionale, il territorio di Isili (Ca) è custode di un immenso patrimonio archeologico che, allargandosi su un ampio orizzonte cronologico che spazia dal più remoto Neolitico fino all’età medioevale, mostra tipologie monumentali denotanti vivacità, inventiva e fantasia costruttive.
Considerando le felici caratteristiche geo-morfologiche del territorio isilese, non è difficile immaginare le motivazioni che indussero le genti preistoriche a prediligere questa regione per insediarvisi. Infatti, il territorio, forte di notevoli punti strategici, di millenarie vie di transumanza, di abbondanti riserve idro-boschive e di svariati materiali costruttivi, era naturalmente predisposto sia all’insediamento umano, sia alla creazione di importanti vie di comunicazione fra le diverse parti dell’Isola, promuovendo così rapporti culturali e scambi commerciali determinanti per lo sviluppo della civiltà.

Ubicato, dunque, nel cuore del Sarcidano, distretto della Sardegna centro-meridionale, il territorio di Isili (Ca) è custode di un immenso patrimonio archeologico che, allargandosi su un ampio orizzonte cronologico che spazia dal più remoto Neolitico fino all’età medioevale, mostra tipologie monumentali denotanti vivacità, inventiva e fantasia costruttive.

Le radici del centro urbano risalgono al Neolitico Recente (IV millennio a.C) quando una prima comunità umana si stanziò nella parte più alta del pianoro che ospita il paese edificando il suo villaggio e la sua necropoli caratterizzata da alcune tombe a grotticella artificiale; la presenza neolitica è evidente anche nel territorio circostante dove si individuano altre tombe dello stesso tipo distribuite in corrispondenza delle pareti rocciose che bordano altopiani e colline.

La successiva età del rame (III millennio a.C.) si fa strada nell’area isilese con importanti manufatti scultorei: una cinquantina di statue-menhir scolpite nella candida e tenera pietra calcarea locale; si tratta di possenti monoliti antropomorfi rappresentanti la Dea Madre mediterranea decorati sul lato prospettico con una particolare simbologia i cui segni più ricorrenti sono quelli di un volto all’apice, di una figura umana capovolta nella parte centrale e di un pugnale nel registro inferiore. Insieme a quelle dei vicini paesi di Nurallao e Laconi, dove ugualmente sono state rinvenute numerose, le statue-menhir di Isili vennero innalzate presso i sepolcri degli antenati-eroi quale emblema di una potente e ricca tribù dell’interno dell’Isola che verosimilmente deteneva il monopolio del traffico del metallo del rame di cui il Sarcidano è straordinariamente ricco.

Con l’età del Bronzo e del primo Ferro si ha nel territorio di Isili, così come nell’intera Sardegna, l’affermazione della civiltà nuragica qui meravigliosamente rappresentata addirittura da una cinquantina di fortezze. Sono documentati tutti i gradi di articolazione planimetrica, dal semplice monotorre fino, via via, al nuraghe a tancato, al trilobato e al quadrilobato, realizzati sempre con un’architettura di singolare armonia e perfezione esaltata dall’utilizzo della pietra calcarea. Tra tutti i nuraghi, emergono per importanza il notissimo trilobo di Is Paras, ubicato a brevissima distanza dal paese, che custodisce al suo interno la più bella ed alta cupola (m 12) fra quelle finora note; notevoli sono anche i nuraghi Atzinnara e Longu dei quali si conserva ancora un buon elevato murario. Numerosi risultano pure i villaggi nuragici spesso considerevolmente estesi e situati in prossimità delle fortezze; tra essi quello di Monte Arcu è stato sottoposto a scavo archeologico ed ha restituito importanti reperti fittili ed in bronzo.

Dello stesso periodo sono alcune tombe di giganti distribuite in località Is Casteddus, Is Pranus e Crastu, delle quali residuano pochi elementi architettonici che tuttavia attestano la loro monumentalità e bellezza, come le imponenti stele centinate di Is Casteddus che costituivano gli antichi portali di due tombe andate purtroppo distrutte.

L’attuale stato delle ricerche non permette di conoscere in quale misura il territorio di Isili possa essere stato interessato dalla presenza fenicia, mentre è ormai accertata quella punica (VI-III sec. a.C.) accompagnata da forme di insediamento stabile atte al dominio territoriale ed allo sfruttamento agricolo del paese. Anche il periodo romano è ampiamente attestato, sebbene non confortato, per ora, dai dati della ricerca scientifica. La vita dovette continuare in quest’epoca presso numerosi insediamenti rurali molti dei quali ubicati in prossimità di nuraghi, e in un notevole agglomerato urbano denominato Bidda Beccia il quale ebbe lunghissima vita e venne abbandonato all’incirca verso il V sec. d.C.; presso questi insediamenti sono stati rinvenuti abbondanti materiali di cultura, quali frammenti ceramici, embrici, urne e cippi funerari, sepolture e manufatti in bronzo.

Con il VI sec. d.C. compaiono ad Isili e nel suo territorio strutture e reperti bizantini, come quelli rinvenuti presso il nuraghe Is Paras, caratterizzati da abitazioni a pianta rettangolare all’interno delle quali sono state recuperate ceramiche ed elementi ornamentali tipici di questo periodo. L’antropizzazione del territorio continuò poi in epoca medioevale durante la quale si crearono i presupposti edilizi dell’odierno centro abitato.

 
Alessandra Saba, archeologa collaboratrice esterna delle Soprintendenze Archeologiche di Cagliari e Sassari, Cultore di Preistoria e Protostoria presso l’Università degli Studi di Cagliari.

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