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Giganti di Monti Prama | Di rosso e di nero vestite
sabato 29 marzo 2008 di exeo
Monti Prama
Dopo trent’anni di abbandono il restauro dei giganti regala ogni giorno segreti: uno di questi è il colore che decorava le statue, una tinta animale rintracciata sulla pelle di pietra.
Di rosso e di nero vestite
La pietra apre bocca. Mostra colori e canta vittoria. Perché il tempo del silenzio e dell’abbandono è finito, si spera in maniera definitiva. Ora l’esempio vergognoso di come una bellezza unica nel Mediteranneo possa essere seppellita fra topi e libri senza più editore è diventato l’esempio sardo di come un tesoro di tutti va studiato, coccolato, mostrato, passo passo, secondo dopo secondo.
Fino al 2004 i giganti di Monti Prama erano migliaia di pezzi accatastati, 2 o 3 busti lucidati con una resina orribile e qualche pagina di parole, in poche riviste specialistiche e qualche saggio archeologico. Ora la pietra arenaria riprende forma e viene trattata per quello che è: «Un esempio unico in tutto il Mediterraneo», sottolinea Francesco Nardi, direttore del Cca -Centro di conservazine archeologica di Roma, la struttura che ha vinto l’appalto di restauro.
I lavori, pagati un milione e 200mila euro dal ministero ai Beni culturali, procedono da 4 mesi.
La sorpresa è che da due settimane sono riusciti i primi 80 “attacchi”, la ricomposizione dei frammenti importanti di diverse statue. Così pugilatori e arcieri iniziano a sentirsi di nuovo la testa sulle spalle e il busto al proprio posto.
Se c’è un tempo per ridere e uno per piangere, ora stiamo attraversando le onde buone, quelle che cullano: «Dopo trent’anni di abbandono ho la fortuna di trovarmi a essere qui», ha voluto sottolineare il sovrintendente regionale, Giovanni Azzena. Perché diversi, prima di lui, non non hanno avuto questa possibilità.
Monte ’e Prama il nome del progetto di restauro: il nome, traslato dal campidanese al logudorese, forse a indicare che i laboratori sono a Li Punti, strutture che per dimensioni e attrezzature si contano sulle dita di una mano nello Stivale.
Non solo restauro ma anche l’eccentrifruibilità continua: l’avanzamento dei lavori è pubblicato in diretta sul sito www.monteprama. it. I4 mila 880 pezzi, quelle dieci tonnellate di arenaria ora sono di tutti. Sul sito sono già documentati la metà dei reperti, in un database molto ben fatto.
E fra i pezzi fotografati eccone uno con una macchia nera: non è un segno di fuoco, è colore, vernice. Le statue erano dipinte con tinte di origine animale.
Finora solo il rosso e il nero a movimentare l’ocra tenue dell’arenaria.
A completare l’idea che le statue sono di tutti c’è un laboratorio in mezzo alla sala espositiva, creato apposta per permettere a chi visita il Centro di restauro di osservare da vicino gli studiosi al lavoro. Non male per pietre belle quando mute, congelate per decenni negli scantinati del museo di Cagliari. «Vogliamo che questo modo di lavorare, aperto, sempre fruibile, possa essere l’esempio per il futuro», spiega Antonietta Boninu, responsabile del progetto di restauro, «perché questo sia possibile servono fondi e la Regione, raddoppiando gli investimenti sul restauro dal 2007 al 2008, sembra voler appoggiare questa via».
Bene tutto o quasi: nei laboratori ci sono 15 busti in cerca di teste e 8 faccioni in cerca di un corpo. Non sarebbe male far ritrovare la pietra mancante a ciascun gigante, prima o poi.
di Giuseppe Marongiu - Fonte: il sardegna del 29/3/2008
A caccia di nuovi resti
L’appello degli archeologici e dei restauratori che in un anno cercheranno di "rimettere in piedi" le statue di Monti Prama è chiaro: «Restituite i resti delle statue che conservate in casa, aiutateci a ritrovare più pezzi possibile».
La richiesta è rivolta prima di tutto alla popolazione di Cabras, luogo del ritrovamento dei giganti negli anni Settanta.
Perciò nei prossimi giorni diverse scolaresche partiranno dal campidanese alla volta del centro del restauro di Li Punti: perchè poi, una volta tornati a casa, avranno il nobile compito di convincere i genitori a restituire i reperti.
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