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L’Albero Arborense può a buon diritto rappresentare il Popolo Sardo.
lunedì 8 dicembre 2008 di exeo
Percorrendo le vie della Sassari antica la quale racconta la storia non solo di questa città, ma anche della Sardegna, ci colpisce una porzione delle mura medioevali site nel Corso Trinità, angolo Via Fara.
In questo tratto, recentemente restaurato, si possono ammirare tre scudi: uno centrale catalano, il quale sovrasta su uno di cui non si conosce la configurazione a causa di un crollo (ed oggi sostituito da uno inerte per far capire che lì c’era uno scudo), e su quello araldico–statuale catalano–arborense, relativo a quel periodo storico in cui i due Stati strinsero alleanza, siamo ai tempi del Sovrano Ugone II, per “buttar a mare” nel 1324 gli italiani di allora, in particolare i pisani che con la loro dominazione, basata sulla rapina fiscale, si resero particolarmente odiosi.
La stessa lingua sassarese (variante della sarda) utilizzava, fino a poco tempo fa, il vocabolo “Pisanà” per indicare l’azione del rubare. L’ insegna racchiude in se i pali catalani a destra e, purtroppo quasi irriconoscibile, l’Albero Deradicato Arborense a sinistra.
Ed è su tale “Albero” che ci soffermeremo, poiché questa racconta la storia della Sardegna vissuta compiutamente da terra libera e indipendente, nella quale Sassari fu a pieno titolo inserita.
Enrico Costa, nella sua opera monumentale dedicata a “Sassari”, ci informa che erano diversi gli scudi con l’“Albero Diradicato”, incastonati sicuramente dopo il 1353, nelle mura di Sassari senza i pali catalani.
Un’insegna, quindi, uguale a quella presente nello Stato Arborense, la cui testimonianza più antica a noi nota risulta essere quella scolpita nella Torre di San Cristoforo a Oristano risalente al 1290.
Questo significa che Sassari viveva l’epopea gloriosa della grande triade dei Sovrani Mariano IV De Serra, dei suoi figli Ugone III ed Eleonora. Grandi guerrieri e legislatori tutti e tre. Ugone III, inoltre, vergò molti articoli degli Statuti Sassaresi quando nel 1381 la città turritana divenne arborense.
I sassaresi ebbero nel cuore le ideologie che esprimeva la bandiera dell’albero verde, e ciò è comprovato dalla “Voce di Vittorio Angius” nel 1849, quando descriveva la storia di questi cittadini: «La rivalità dei sassaresi fu maggiore contro i cagliaritani e gli alghieresi, che contro gli arborensi: ed erane tutta politica la causa, perché i cagliaritani del Castello Reale e gli alghieresi erano veramente stranieri, uomini di Aragona, Catalogna, o Valenza, i quali insuperbivano intollerabilmente sopra i sardi. Quando caddero gli arborensi restarono fra’ sardi i soli sassaresi, che osassero mostrare il viso ai dominatori».
Nella famosa 97ª seduta del consiglio regionale del 1950, in cui si decise di riconoscere i “Quattro Mori” quale gonfalone della Sardegna, il consigliere Antonio Era, insigne docente di storia del diritto all’università di Sassari ed eletto tra le fila del Partito Nazionale Monarchico, redarguì i suoi colleghi, giacché a causa loro si andava a configurare come rappresentante istituzionale uno stemma straniero.
Lui, da profondo conoscitore della storia dei sardi, proponeva “L’albero verde diradicato” dello Stato (o Giudicato) Sovrano d’Arborea. Nel 1997 la proposta di legge n. 349, presentata dal Consigliere regionale Bonesu per l’istituzione della “bandiera sarda”, superando, quindi, il “gonfalone” ed il suo concetto, poneva come alternativa ai “quattro mori” “L’Abero Arborense”, ma gli dedicava appena due righe. Davvero poco per incidere sull’assemblea legislativa.
La Bandiera Arborense di Mariano, Ugone ed Eleonora e dei sardi patrioti, vive dal 1974, quale insegna istituzionale della Provincia di Oristano, mentre questa stessa città capoluogo è rappresentata dal 1767 dalla bandiera dei “Maledetti Savoia”.
di Fabrizio Dettori
Fonte: L’Oristanese N° 10 – Ottobre 2006
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