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Erano anni che i docenti non si mobilitavano così energicamente contro un ministro della pubblica istruzione. Le motivazioni in opposizione al ministro Maria Stella Gelmini le sanno un po’ tutti, sono quelle che amalgamano tutti gli insegnanti italiani, compresi anche quelli sardi in un’unica frittata.
Già! Ci chiediamo se i vari docenti sardi di ogni ordine e grado che lavorano in Sardegna non debbano protestare e magari lottare per obiettivi insiti a questa terra, la quale si differenzia dall’Italia in quanto minoranza nazionale per lingua, cultura e storia peculiari.
Questi insegnanti, infatti, non hanno mai protestato, se non in sporadici episodi individuali, contro l’istituzione scolastica italiana che non permette "istituzionalmente" alla massa degli studenti sardi di apprendere e di studiare in piena libertà i vari elementi della propria cultura. Questi stessi insegnanti, accettano, quindi, riconoscono, tutelano e valorizzano l’italianizzazione (forzata) degli studenti secondo le disposizioni impartite dal Ministero della Pubblica Istruzione (italiana) di turno, sia esso di destra o di sinistra, della Gelmini o di quant’altri.
I presupposti di lotta in Sardegna si distinguono da sé, per esempio: il riconoscimento e l’applicazione nell’ambito scolastico dei diritti nazionali della Nazione Sarda, quali il bilinguismo perfetto e lo studio della storia sarda. Si dirà che gli insegnanti non hanno formazione (ma neppure coscienza) per le materie sarde, ma è vero anche che non hanno neppure la volontà, nella maggioranza dei casi, di procurarsela.
Essi, purtroppo, seguono la linea dei sindacati e dei partiti italiani, i quali hanno già una lingua e una storia italiane insegnate e sostenute per ragion di Stato nelle scuole. S’impone, quindi, la politica degli insegnanti, di fatto, italianofili e sciovinistiche impediscono la formazione e la coscienza intellettuale sarda tra gli alunni. Una distruzione del tessuto linguistico – culturale che autorevoli linguisti ed etnologi hanno chiamato "Genocidio bianco".
In tale situazione, ben poco possono fare le leggi a tutela della lingua sarda. Anzi, sono incapaci di "tutelare" lo studente che si trova davanti a quei detti docenti che si oppongono ai sardismi linguistici, culturali e politici che egli esprime.
Di fatto, si prosegue nell’opera fascista nauseabonda, oltretutto pedagogicamente errata e irrispettosa, d’italianizzazione forzata del popolo sardo più indifeso: i bambini e i ragazzi.
Affermiamo ciò con cognizione di causa, poiché sappiamo di alunni delle elementari e delle medie di Sassari che, a tutt’oggi, sono rimproverati persino se pronunciano l’istintivo «ejà!» e «ajò!». Si indottrina loro che «Tali espressioni non sono belle e rendono grezze le persone»!
Questa violenza psicologica è indice di una condizione di colonizzazione grave che continua a desardizzare e a negare la vera libertà al Popolo Sardo di sentirsi tale e, come tale, di parlare, senza impedimenti, la propria lingua.
Bene. Chi è, quindi, il vero nemico degli studenti sardi? Gli insegnanti sopraddetti o la Gelmini? Entrambi! Entrambi marciano con pesanti passi italianisti sulle loro teste per schiacciare quegli elementi culturali e spirituali sardi di riferimento e resistenza.
Proprio per questo gli stessi eventi culturali, come le "recite", organizzate da docenti volenterosi, risultano, nella maggior parte dei casi, momenti effimeri di folklore fine a se stesso che non lasciano negli studenti tracce sia nei sentimenti sia nella riappropriazione linguistica.
È questa la fine predisposta per la nostra lingua? Poco onorevole se consideriamo che già 900 anni fa, quando cioè la Sardegna era libera e indipendente, il sardo era lingua ufficiale scritta nei documenti pubblici e privati. E restò legale persino sotto la dominazione spagnola e piemontese, ossia fino al 1827 con la Carta de Logu, soppressa infine con lo Statuto di Carlo Felice.
Crediamo sia utile, quindi, per una moderna scuola sarda che abbia titolarità sui programmi, una presa di coscienza generale che conquisti finalmente la tanto agognata democrazia linguistica.
Il Sassarese, 15 dicembre 2008
Fabritziu Dettori
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