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Alt al monopolio della Tirrenia

giovedì 19 giugno 2008 di exeo

La Regione lancia l’sos a Bruxelles: «Basta col monopolio Tirrenia» - Pesca e agricoltura sotto la lente Ue

La Regione si appella all’Europa per uscire dal monopolio Tirrenia. Renato Soru ne aveva già parlato a Silvio Berlusconi, durante il primo incontro tra il nuovo governo e i presidenti delle regioni.

«Aiutateci a fare in modo che non ci sia nessuna proroga», ha ripetuto ieri davanti alle delegazione degli eurodeputati del Pse in visita nell’isola: «Da decenni soffriamo non tanto per l’insularità quanto per il cattivo superamento dell’insularità».

Non solo: c’è la questione dell’assenza di un rappresentante isolano a Bruxelles: «Se i parlamentari del Pse hanno avuto bisogno di venire in Sardegna per conoscere i problemi sarebbe più utile, per loro e soprattutto per noi, che lì ci fosse un sardo, che tutti i giorni ascolti e parli». Concetto sottolineato anche dal presidente del consiglio regionale Giacomo Spissu.

La risposta arriva da Giovanna Corda, europarlamentare belga di origini sulcitane: «A causa della legge elettorale non ci sono parlamentari europei eletti in Sardegna: voglio farmi carico io dei problemi della mia terra. Vogliamo essere l’interfaccia fra voi e l’Europa».

L’aula di via Roma è la prima tappa della due giorni in Sardegna: le altre saranno Pula, Arborea, Cabras, Benetutti e Illorai, sino ad Alghero. Non a caso: il tema della visita istituzionale sono la pesca e l’agricoltura nell’isola e la crisi dell’agroalimentare che colpisce le regioni europee che per la loro peculiarità geografica risentono di un isolamento dal sistema economico.

All’appuntamento ha partecipato Bernadette Bourzai, vicepresidente della commissione Agricoltura europea e Heinz Kindermann, coordinatore del gruppo Pse nella commissione Pesca; insieme a loro l’assessore regionale al lavoro, Romina Congera, i presidenti e i consiglieri regionali delle commissioni consiliari Politiche comunitarie e Agricoltura e numerosi parlamentari europei.

Dalla Tirrenia - « Nella cancellazione del monopolio», continua Soru, «e nell’imposizione di oneri di servizio con gara internazionale c’è la soluzione per risolvere il problema della continuità territoriale delle merci.
Sinora non siamo stati abbastanza forti per farlo, ma speriamo nella prossima finanziaria nazionale» - alla pesca il passo è breve: «Non è possibile che una regione insulare come la Sardegna importi il 90 per cento del pescato che consumiamo
».

Il riferimento è alla politica europea della pesca che finisce per contrastare con le effettive esigenze del mercato: «Subiamo un’altra ingiustizia: le licenze sono contingentate, ma noi, un popolo di mare che vive in un’isola, non possiamo pescare, dobbiamo guardare il mare ma non possiamo avvicinarci. È una crudeltà che promuove da un lato la povertà e dall’altro la cultura dell’illegalità».

Concetto sostenuto anche da Spissu, in apertura dei lavori: «Le diseconomie dell’insularità sarda devono essere al centro dell’attenzione dell’Europa». Gli aiuti comunitari, sottolinea, devono tenere conto anche dei problemi derivanti dalla situazione orografica e della disomogenea distribuzione della popolazione: «Tutto ciò determina spesso difficoltà forti nel riuscire a cogliere le opportunità che possono derivare dagli interventi comunitari: privilegiano alcuni parametri di efficienza rispetto alle specificità geografiche di base».

Agricoltura e pesca sono due esempi: «Soffrono di una crisi che affonda le radici in un lontano passato, e tuttavia sono ancora oggi settori in primo piano. Soprattutto in queste direzioni occorrono interventi mirati, che tengano conto non solamente delle carenze sistemiche ma anche delle emergenze derivanti da cause economiche internazionali: è il caso del caro-carburanti che incide in Sardegna più fortemente che altrove».

Eppure ci sono delle differenze: «Siamo per la qualità, puntiamo alla trasformazione sino al prodotto finito», dice Soru, «ma poi a chi vendiamo? Alla grande distribuzione che crea costosissime barriere d’ingresso? Problema di approfondire, a livello europeo. Resta in piedi la speranza nello sviluppo del settore, perché l’agricoltura é una necessità umana e perciò è destinata a salvarsi. Puntiamo a consumare le nostre produzioni agricole: quelle di casa, a “chilometri zero”».

La «crisi profonda» dell’agricoltura sarda, illustrata dal presidente della quinta commissione Antonello Licheri (Sa), dipende molto dall’indebitamento delle aziende, dal caro carburante e dal meccanismo penalizzante delle quote latte: «Non bastano le risposte annunciate a lungo termine, ma servono interventi urgenti».

L’esigenza di un «modello produttivo e di sviluppo imperniato sulla qualità e sulla sostenibilità ambientale» è sottolineata dal presidente della seconda commissione consiliare per le politiche comunitarie Alessandro Frau (Pd), che rilancia la necessità di «vincoli comunitari maggiormente flessibili sulla base delle specificità, perché per sostenere i sistemi economici in crisi servono strumenti che guardino non solamente agli indicatori economici ma anche agli indicatori sociali».

di Milena Fadda, fonte: L’AltraVoce

Trasporti. - Appello del governatore agli eurodeputati della commissione Pesca e Agricoltura in visita a Cagliari

Alt al monopolio della tirrenia

La proposta del presidente: rappresentanza diretta in Parlamento. «Come Madeira»

«Aiutateci a fare in modo che non ci sia nessuna proroga del monopolio della Tirrenia».
È l’appello lanciato ai parlamentari europei dal presidente della Regione Renato Soru nell’aula del consiglio regionale durante la visita della delegazione degli eurodeputati del gruppo del Pse delle commissioni agricoltura e pesca di Strasburgo.

«Da decenni soffriamo non tanto per l’insularità quanto per il cattivo superamento dell’insularità», ha argomentato Soru. «Nella cancellazione del monopolio Tirrenia e nell’imposizione di oneri di servizio con gara internazionale c’è la soluzione per risolvere il problema della continuità territoriale delle merci. Sinora non siamo stati abbastanza forti per far terminare questo monopolio ma, come abbiamo fatto con il precedente governo, ci impegneremo ancora, al di là degli schieramenti, anche con il nuovo esecutivo. Speriamo nella prossima legge finanziaria».

Soru ha rimarcato come la politica europea della pesca finisca in realtà per contrastare con le esigenze del mercato sardo: «Non è possibile che una regione insulare come la Sardegna importi il 90% del proprio pescato », ha detto il presidente, che ha descritto l’insularità come un’opportunità: «Continuo a pensare che l’insularità sia una grossa risorsa perchè insularità vuol dire anche duemila chilometri di coste, vuol dire turismo e grande qualità ambientale della nostra regione».

Soru,intervenuto a chiusura del dibattito,ha sottolineato “l’ingiustizia” che non permette alla Sardegna di avere un proprio rappresentante nel Parlamento europeo. Se i parlamentari del Pse hanno avuto bisogno di venire in Sardegna per conoscere i problemi sarebbe più utile, “per loro e, soprattutto, per noi” che ci sia un sardo a Bruxelles, “che tutti i giorni ascolti e parli”.

La Sardegna chiede insomma alla Comunità, ma in cambio offre la forte carica identitaria, la cultura, le tradizioni e la lingua “di cui andiamo fieri”.

«Ci manca una rappresentanza diretta a Bruxelles e provo un pò d’invidia per Madeira e Martinica, che hanno i loro rappresentanti; ma l’imminente modifica della legge elettorale potrebbe finalmente renderci giustizia ».

In apertura dei lavori, il presidente dell’assemblea Giacomo Spissu aveva sottolineato che "le diseconomie dell’insularità sarda devono essere al centro dell’attenzione dell’Europa".

Il presidente del consiglio regionale ha posto l’accento sulla questione degli aiuti comunitari che devono tenere conto, non solo del fattore isolamento dal resto dell’Europa, ma anche dei problemi derivanti dalla situazione orografica e della disomogenea distribuzione della popolazione. «Tutto ciò», ha detto Spissu, «spesso
determina difficoltà anche forti nel riuscire a cogliere appieno tutte le opportunità
».

Fonte: L’altraVoce


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