Donne indaffarate con la borsa della spesa, uomini in gruppi che parlavano del tempo, ragazzi con lo zainetto pieno di libri che avevano marinato la scuola, macchine con altoparlanti che invitavano con la loro mercanzia ad acquisti convenienti e irrinunciabili.
Una bella giornata di sole esplose improvvisa dopo giorni e giorni di pioggia fitta e implacabile, le strade del paese si riempirono di prima mattina di gente che aveva voglia di stare all’aperto.
Donne indaffarate con la borsa della spesa, uomini in gruppi che parlavano del tempo, ragazzi con lo zainetto pieno di libri che avevano marinato la scuola, macchine con altoparlanti che invitavano con la loro mercanzia ad acquisti convenienti e irrinunciabili.Nell’aria pulita e frizzante tutti sembravano aver dimenticato l’uggia di quei giorni autunnali che avevano costretto nelle case quella vitalità e quella voglia di vivere che adesso traboccava nelle vie come un torrente in piena.
Nella piazzetta antistante il comune sotto gli alberi ancora umidi di pioggia stazionavano due fratelli, giovani operai della cava di argilla che aveva chiuso i battenti per il fallimento della società che da anni sfruttava un grosso giacimento in una località del posto e che ora mostrava al cielo le ferite profonde degli scavi e le fosse piene di acqua piovana simili a laghetti alpini, azzurri e trasparenti.
Giovanni il più giovane dei due era vestito con la tenuta da lavoro come dovesse riprendere il lavoro da un momento all’altro, mentre Giuseppe più maturo e assennato, fumava il suo sigaro biondo con l’aria di chi gode la sua giornata di riposo in attesa del giorno lavorativo.
Silenziosi e con un fare flemmatico, guardavano tutto quel tramestio e quel gran da fare della gente arricciando il naso e commentando sarcasticamente quanto osservavano intorno a loro.
La loro condizione di disoccupati li aveva dotati di una sorta di intolleranza col prossimo sempre pronti a confrontarsi su questioni di lavoro o a sentenziare sulla politica dei politicanti o sulla vigliaccheria di chi non era capace di comprendere cosa significasse lavorare duramente in una miniera . Loro il lavoro lo cercavano senza cercarlo, erano convinti che così come lo avevano perso, il lavoro sarebbe arrivato di nuovo a fregiarli del dignitoso nome di lavoratori. Ma il lavoro non arrivava, il tempo trascorreva inesorabile e il denaro che avevano risparmiato andava scemando, lasciandogli addosso una sensazione di impotenza e di inutilità strisciante.
Tutti i disoccupati del paese condividevano la loro invidia nei confronti di chi un lavoro ce l’aveva ma li evitavano per non dover discutere inutilmente di governo ingrato, di società matrigna, di giacimenti di argille sfruttate malamente da uomini ingordi e insensibili ai drammi di un’umanità diseredata e dimenticata da Dio.
In paese la disoccupazione era un dramma endemico e la gente vi era così abituata che lamentarsene era considerato un inutile perdita di tempo e uno sport da specialisti da parte di chi piuttosto che arrangiarsi nella ricerca giornaliera di lavoretti occasionali perdeva il suo tempo nella lamentazione biblica e nel piangersi addosso.
La mattinata trascorreva lenta, il brusio della gente e il rumore di macchine che si addossavano lungo i marciapiedi e nei parcheggi della piazza, sembravano insensibili ai pensieri rancorosi che attraversavano le menti dei nostri fratelli. Di ognuno avevano di che dire, il padre di famiglia che sprecava il suo tempo con gli amici piuttosto che occuparsi delle traversie della moglie ammalata, il giovane fornaio innamorato dell’insegnante continentale che non ‘faceva’ per lui, la moglie del farmacista agghindata come una modella che mostrava impunemente un corpo formoso e provocante, il figlio del sindaco fannullone e perditempo, la serva del dottore con le borse della spesa che la piegavano in due come una canna della Deledda… le giaculatorie sulla gente che sfilava sotto i loro occhi erano infinite e niente sembrava essere degno di assoluzione e dignità.
“Non ‘nteninti gana de traballai”
dicevano ad ogni piè sospinto e bollavano di ‘mandronìa’ tutti gli uomini e le donne che si attardavano chiacchierando in piccoli crocchi nella piazzetta assolata.
Nessuno sembrava accorgersi della loro presenza e questo li prostrava e acuiva quel senso di frustrazione in cui il loro stato di disoccupati li aveva precipitati.
Non si preoccupavano degli affanni della gente convinti come erano di essere gli unici a soffrire ingiustamente di uno stato sociale che li aveva esclusi dal mondo privilegiato di chi con il lavoro poteva a buon diritto considerarsi homo faber, rispettato e riverito.
Si scambiavano sguardi di complicità quando la loro attenzione era attratta da qualcuno che attraversava la strada con aria spensierata e andava a sedersi sulle panchine di ferro battuto sotto le finestre del comune a godersi lo spettacolo di una piazza animata insensibile alle passioni civili che animavano i nostri eroi.
Figli di un dio minore non riuscivano a godere di un bene gratuito quale quello che una giornata di sole offriva ai loro simili e intrappolava il loro animo in un inutile balletto di recriminazioni che li allontanava da un vivere sociale condiviso e accondiscendente.
Ad un tratto la voce tremolante di un bando comunale si diffuse nell’aria attirando l’attenzione di quella folla di cittadini cicalanti: qualcuno gracchiava un elenco di nomi chiamati a far parte di un cantiere stradale da poco bandito da una qualche cooperativa locale, il viso dei due fratelli sbiancò, un brivido attraversò il loro animo esacerbato, la possibilità di un lavoro si affacciava timida e spianava la strada alla speranza e alla comunione universale.
giovanna casapollo
Articoli di questo autore
- L’uomo dei cestini
- Invito a cena
- La strada
- Voci letterarie della Sardegna : Dagli anni ’50 e ’60 ai giorni nostri
- Voci letterarie della Sardegna: ‘800 e ‘900 ( E. Costa – G. Deledda – S.Cambosu – E.Lussu –G.Dessì)
- Voci letterarie della Sardegna: Gli eroi della conoscenza nel Settecento sardo
- Voci letterarie della Sardegna | Dalle origini al Settecento
- Incontro
- Milena Agus ospite dell’UNITRE di ISILI il 28 marzo ’08 alle ore 16
- cattedrali
- una pace rarefatta
- Archeologia del territorio di Isili
- La gioielleria in Sardegna
- Michele Columbu:"Senza un perchè"
- Grazia Deledda: La Madre
- [...]

