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20.09.2017 02:32 Età: 89 days
Categoria: Articoli, Stato e Regione, Servitù militari

Scorie nucleari | La Sardegna non è la pattumiera d'italia

La Sardegna in rivolta sul nucleare: “Non siamo la pattumiera d’Italia”. "Ci hanno già scaricato i detenuti più pericolosi, dai mafiosi ai terroristi islamici, e ora ci vogliono trasformare persino nella pattumiera nucleare". L’isola candidata a ospitare il deposito nazionale delle scorie. I sindaci: “Ci stenderemo a terra giorno e notte per impedirlo”.


Le proteste. Manifestazione contro il nucleare organizzata da Legambiente

Le proteste. Manifestazione contro il nucleare organizzata da Legambiente

L’Italia deve smaltire circa 30 mila metri cubi di rifiuti nucleari e deve realizzare al più presto un deposito unico nazionale. Dove debba sorgere ancora non è chiaro. O meglio, nessuno lo vuole svelare. La Sardegna si sente l’indiziata numero uno e la paura non sembra infondata. Cercare di capirne qualcosa di più è difficile, perché i dossier del ministero dell’Ambiente sono ancora tutti secretati.

Il procedimento in corso si chiama Valutazione ambientale strategica: si è chiuso il 13 settembre e dall’isola sono arrivate osservazioni a valanga. «La procedura è stata a dir poco anomala – sostiene il presidente dell’Anci della Sardegna, Emiliano Deiana –. Com’è possibile presentare le osservazioni se non viene detto prima quale sarà la localizzazione dell’impianto? Non è stato possibile neanche allegare studi precisi o consulenze tecniche sulle caratteristiche del territorio».

Nel dossier che i sindaci sardi hanno contestato in massa c’è un indizio che ha fatto subito scattare l’allarme. Gli indizi, in realtà, sono almeno tre: le cartine delle regioni italiane che fanno i conti col rischio sismico, vulcanico e con quello idrogeologico. Messe una sull’altra, l’unica regione che sembra indenne a tutti i fenomeni sembra essere proprio la Sardegna. «Secondo il dossier della Sogin, la società incaricata dal ministero di individuare i siti idonei, i parametri delle tre mappe fanno scattare l’esclusione di alcune regioni – denuncia il deputato Mauro Pili –. Al contrario, la zona che è immune da quelle situazioni finirà per essere scelta».

Il procedimento è ancora lungo, i sindaci sardi e le associazioni ambientaliste hanno già spedito i loro dossier a Roma ma il ministro dell’Ambiente, in visita in Sardegna in pieno agosto, ha tentato di rassicurare: «Cosa c’è di vero in questo rischio? Proprio nulla». Le parole di Gianluca Galletti non hanno avuto l’effetto sperato e anche l’assessore regionale all’Ambiente, che accompagnava il ministro nel suo tour estivo, ha dovuto ribadire che il deposito nucleare nell’isola non si può fare.  

A Ottana, ex polo industriale andato in rovina, temono che dove c’erano le fabbriche possa essere realizzato l’impianto per le scorie. I tecnici di Sogin da queste parti hanno già fatto un sopralluogo e per questo gli abitanti sono pronti a scatenare la guerra. «Ci stenderemo giorno e notte nella zona industriale, dormiremo in campagna, faremo di tutto per impedire che arrivino qui gli scarti delle centrali delle altre regioni – annuncia il sindaco Franco Saba –. Noi pretendiamo la bonifica delle nostre vecchie fabbriche, non accettiamo che si ricordino di noi solo per smaltire le scorie».

«Il più grande paradosso – dice Francesco Mura, primo cittadino della piccola Nughedu Santa Vittoria – è che pensino di depositare gli scarti delle lavorazioni nucleari in una delle poche regioni che non ha avuto le centrali».  

Lo stesso rischio l’isola lo aveva già corso qualche anno fa e nel 2011 aveva risposto con un referendum con quorum molto alto e il 97 per cento dei voti contro. «Capiamo l’esigenza di mettere in sicurezza gli scarti delle centrali, ma è una follia depositare materiali così pericolosi in un’isola – precisa la battagliera sindaca di Arborea, reduce dal successo contro le trivelle per la ricerca del metano –. Perché proprio la Sardegna deve farsi carico di quest’altra servitù? Non bastano quelle militari?».

«Ci hanno già scaricato i detenuti più pericolosi, dai mafiosi ai terroristi islamici, e ora ci vogliono trasformare persino nella pattumiera nucleare – rincara la dose il presidente dell’Anci –. E poi si è pensato a quanto possa essere rischioso spostare questi materiali via mare, attraversando le acque di un parco internazionale e del santuario dei cetacei?».

Nicola Pinna

Fonte: ANSA